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Il prossimo 20 gennaio a Washington si insedia alla Casa bianca il presidente neo eletto Barack Obama. Un uomo che, grazie alla novità di essere "abbronzato" (ipse dixit Berlusconi) e agli slogan diffusi nel corso della campagna elettorale, ha suscitato molte speranze di cambiamento, non solo nel suo Paese ma anche nel resto del mondo. L'economia si aspetta una ripresa industriale degli Usa che serva da traino per le altre nazioni, gli ecologisti sperano in una vera e forte politica in difesa dell'ambiente, l'Europa relazioni paritarie e concordate, la Russia e molti altri paesi del mondo il riconoscimento della loro importanza nello scacchiere internazionale, e così via.

Oltre alla difficile situazione interna ereditata da George W. Bush, un evento assai spinoso sarà la situazione arabo-israeliana. In dieci anni di attiva presenza ai tavoli dei negoziati di pace dell'ex presidente Bill Clinton, fermamente deciso nel raggiungere un compromesso, e i successivi incontri tra palestinesi e israeliani, nessun accordo duraturo si è mai raggiunto sino alla tragica situazione dei giorni nostri. Nonostante ogni migliore volontà, la situazione medio-orientale ha una pesante eredità generazionale di odi e desideri di rivalsa, difficilmente smussabili. Il presidente Obama non potrà farcela senza l'appoggio unitario non solo dei paesi europei ma anche degli stati arabi e delle maggiori potenze mondiali.

Il fatto è che Obama dovrà anzitutto risolvere lo stato di recessione economica degli Stati Uniti, creare posti di lavoro e un efficiente servizio sanitario per la sua popolazione considerata povera. Pertanto il neopresidente deluderà molte aspettative mondiali in quanto è figlio della cultura politica del suo Paese. In un momento storico dove l'immagine e l'influenza degli Usa nel mondo, a causa delle guerre in Iraq e Afghanistan, si è offuscata; con i dissesti finanziari delle banche d'affari che hanno coinvolto l'economia mondiale; con la grave crisi delle case automobilistiche e il boom della disoccupazione, la casta che governa realmente da generazioni la nazione americana ha inventato la candidatura di un personaggio nuovo, fuori dagli schemi tradizionali e capace - con la sua immagine e lo slogan "yes we can"- di raccogliere i consensi dei giovani, dei disoccupati, delle famiglie povere prima che la sfiducia e l'aggravamento della crisi potesse generare malumori di piazza, sempre preludi di contestazioni non pilotabili. Barack Obama, l'uomo nuovo, ha tamponato le turbolenze.

Il potere politico ed economico della grande nazione democratica americana è nelle mani di poche famiglie miliardarie che si tramandano la guida attraverso cooptazioni, discendenze e logge massoniche. Al Congresso (il parlamento americano con un ridotto numero di rappresentanti) sono presenti i notabili degli Stati, eletti da uno sparuto gruppo di elettori; notabili che rappresentano gli interessi delle grandi aziende che li hanno sostenuti nella cattura dei consensi.

La vera novità di Obama, o meglio del suo staff propagandistico prestatogli dai notabili, è stata la stragrande affluenza degli elettori (per la prima volta nella storia americana). I disperati americani si sono aggrappati all'ultima speranza prima di dar sfogo alla violenza. Una moltitudine di consensi che ha e avrà il suo peso nel condizionare le scelte del neopresidente. Saprà Obama svincolarsi dai potentati e dai suoi ministri e consiglieri legati a filo doppio con le passate gestioni e i grandi interessi economici? Le cronache ci hanno già riferito su qualche neo del suo staff.

Secondo alcune teorie, provenienti dall'Oriente, quando una moltitudine di persone - nello stesso momento e con una forte intensità emozionale - dirige il suo pensiero su una specificità, l'avvenimento è destinato a verificarsi. In una università americana è stato dimostrato che, per ragioni ancora misteriose, la popolazione di un "frattale" (una porzione di territorio) percepisce con ore di anticipo sensazioni che annunciano eventi di straordinarie proporzioni. Esperienze ancora tutte da approfondire da parte della scienza e della psicologia sociale ma che ci fanno sperare che la popolazione di tutto il mondo che ha creduto e crede nel change di Obama possa mutare la storia e incoraggiare un presidente a passare alla storia come il rinnovatore dell'umanità svincolandolo dai potentati.

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