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A giugno saremo chiamati a rinnovare il parlamento europeo. In molti paesi è già iniziata la campagna elettorale mentre in altri si stanno approntando le liste, i candidati e i programmi. A poco più di quattro mesi dal giorno delle elezioni e mentre il treno è già in corsa, i due maggiori partiti italiani (per la seconda volta dopo l'analoga sciagurata legge per il parlamento nazionale) hanno concordato uno sbarramento del quattro per cento ad impedire ai cosiddetti partiti minori la possibilità di varcare la soglia di Strasburgo.

Le varie formazioni di sinistra e la Destra di Francesco Storace già sono fuori da Montecitorio: secondo i calcoli degli uomini di Silvio Berlusconi e dell'ex segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, con il quorum del 4% rimarrebbero fuori anche dall'Europa. Le tendenze di re Berlusconi sono note: più che un parlamento vorrebbe una corte sempre pronta a ratificare le sue decisioni, senza contestazioni e senza oppositori. Meraviglia invece la posizione del Partito Democratico: se democrazia vuole ancora dire governo del popolo, cioè di tutti. Sono ben otto milioni gli elettori che alle scorse consultazioni nazionali hanno votato per formazioni politiche rimaste fuori dal consesso parlamentare.

Otto milioni di cittadini che scientemente sono e ancora saranno tenuti fuori dalla volontà di esprimere rappresentanti diversi dai partiti dei due leader delle cosiddette formazioni politiche maggiori. Due partiti senza reali iscritti e con congressi virtuali pretendono di tenere fuori dai palazzi in cui si decide la volontà di otto milioni di cittadini. Un partito si dichiara "democratico", l'altro esalta la "libertà" del popolo: formalmente entrambi si richiamano al vero significato della democrazia, che è governo del popolo, cioè di tutti...

Quando si dice che le parole nasconderebbero le vere intenzioni: uccidere la democrazia!

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