| 18 Febbraio 2009
Con la crisi mediatica e politica, quella dei grandi numeri per intenderci, ne sussegue una meno appariscente ma ugualmente opprimente: la politica paesana, con i suoi mezzi di comunicazione di massa come i manifesti e i proclami. Colorita e ciarliera per natura (ognuno può ritagliarsi il suo spazio e ricavarci il proprio spicciolo tornaconto fino a sfidare il paradosso), la politica locale a “quattro ganasse” imperversa il Bel Paese e ne modifica continuamente in peggio la struttura sociale e geomorfologica. L’ambiente, inteso come lo spazio che è proprio del raggio di azione degli aspiranti politici casarecci, ne esce devastato.
In tutti i paesi le varie fazioni politiche si accapigliano un coriandolo di visibilità facendo una "ciarliera lotta ideologica" nei meandri delle sale consiliari. I sindaci diventano invalicabili e intoccabili, ma soprattutto diventano onorevoli e godono del potere acquisito facendo i “ducetti” delle cittadine ove non si muove foglia se il sindaco non voglia. Gli assessori hanno il potere di fare o non fare, di fregarsene o non fregarsene a seconda di chi devono difendere o attaccare o punire, magari per infedeltà politica. L’opposizione comunale si indigna e sovente lancia proclami a tinte policrome per aumentare il consenso popolare. Anche l’usciere, importante persona che aiuta a mettere in contatto i suoi amici con i vari potenti del palazzo comunale, è in condizione di attuare azioni coercitive verso chi gli è antipatico. In tutto questo marasma di potenti e prepotenti c’è il cittadino che, dopo aver votato, dovrebbe strisciare nei corridoi e fare il baciamano ai politici del paesotto. Deprimente.
Deprimente è la politica del tozzo di pane che portano avanti queste lungimiranti persone: si accusano a vicenda per i vari e scellerati (o utili, per dire l’opposto) piani regolatori, tagli di alberi, sentieri asfaltati nei parchi, per il rifacimento di una piazza, o i restauri dei palazzi comunali, degli sperperi economici delle feste di paese e così via. Oramai si litiga su tutto. Sarebbe invece utile una politica diversa, dove al centro ci fosse il benessere del cittadino comune, e non quello dei commercianti o degli industriali che mangiano sulle casse dell'amministrazione pubblica (sempre rimpinguate dai cittadini) e sulle sue scelte di parte. La maggioranza e l’opposizione dovrebbero avere un’ottica costruttiva e senza litigi sulle vere necessità dei cittadini, invece guardano l’orto del vicino e piangono perché il loro è migliore.
Fare qualche esempio è doveroso. Mi capita sovente di leggere manifesti paragonabili a bollettini di guerra: accusano la parte opposta di aver approfittato di una situazione di potere per far cementare una struttura pubblica dal nipote di un assessore che stranamente ha vinto l’appalto, o altrimenti di aver fatto abbattere alberi comunali di una piazza, o ancora di aver favorito l'edificazione dell’amico del sindaco e così via. Allora: che la magistratura indaghi per sanare gli abusi! E invece niente. Anche le parole usate sono sbagliate e la sintassi a volte ridicola, al limite del sorriso oramai malinconico. Poi i loro dotti comizi, che raccolgono sempre meno persone (quelli presenti vanno dai sessant'anni in su) sono sempre uguali e impostati su connivenze politiche trasversali. I giovani nel frattempo si dileguano e li snobbano. Il sistema politico locale così com'é concepito (fatto di liti per le discariche o liti per gli acquedotti ecc.) sembra superato e pieno di crepe: nuove liste civiche si profilano all’orizzonte e il cittadino elettore inizia a strizzargli l’occhio. Ma con tali pessimi esempi provenienti della politica, difficile pensare di riuscire a migliorare qualcosa.
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