| 07 Maggio 2009

Palmiro Togliatti (1893-1964)
Si è sempre detto che la storia, quella che si legge nelle cronache e nei testi scolastici, la fanno i vincitori (delle guerre, della politica, dell'economia); nel senso che, essendo interpretabile da più angolazioni ideologiche, è sempre il vincente che giustifica e tramanda l'azione compiuta. Lo storico Piero Melograni, ospite di Omnibus (La7) il 20 aprile scorso, ha spiegato che il capo del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, non era intenzionato a vincere le elezioni politiche a causa delle gravi ripercussioni che si sarebbero avute nel Paese e nel partito: infatti sia gli Usa sia l'Urss non gradivano il Pci al governo: i primi per l'allora divisione geopolitica dei blocchi Est/Ovest, i secondi perché del Pci non si fidavano (pur finanziandolo). In proposito ricordiamo che Togliatti morì a Jalta (Urss, oggi Ucraina) dove era andato a curarsi e che qualche giornale dell’epoca sollevò l'ipotesi di un avvelenamento poiché il leader dei comunisti italiani aveva più volte criticato l’apparato comunista sovietico.
Prima dello scoppio di tangentopoli i vertici del Pci decisero di rinunciare ai finanziamenti sovietici e gradualmente allentarono i legami con la madre Russia sino a schierarsi con l'Occidente. Nel partito si insinuò una timida brezza di liberalismo che ammorbidì le visioni marxiste della falce e martello (emblema originariamente nato come simbolo dell'Urss comunista). Recentemente Massimo D'Alema, ma non è il solo, si è dichiarato liberale e Walter Veltroni sembra abbia detto che non sia mai stato comunista. Se le cose sono effettivamente così non dobbiamo meravigliarci se il sondaggio di metà aprile del Corriere della Sera abbia dato al PD, trasformazione del vecchio Pci attraverso più passaggi, un indice di fiducia inferiore ai voti presi alle ultime elezioni.
Lo zoccolo duro di ogni partito si basa sulla fiduciosa credenza in alcuni conclamati valori. Per mezzo secolo il popolo comunista ha creduto nel riscatto della classe proletaria attraverso l'ideologia marxista: venuta meno questa aspirazione (aspettativa collettiva) con la caduta del muro di Berlino, i comunisti hanno ripiegato sul riformismo progressista, che non è stato ancorato a valori fondanti (tant'è che i vari partiti di sinistra non sono riusciti a cementarsi intorno a un'idea) e tradotto in programmi di lavoro, ma legato solo a slogan contro l'avversario.
La partecipazione al governo dei riformisti di sinistra ha reso evidente un'identità di azione sfaccettata su quella delle altre formazioni politiche, aggravata da qualche scandaletto o comportamento non proprio etico. Il libro della storia comunista si è chiuso, quello del neonato Partito Democratico nell’incipit dovrebbe indicare, in modo chiaro, semplice e senza ammiccamenti, uno o due valori che possano coagulare le aspirazioni condivisibili di quella parte di elettori (perlopiù di sinistra) oggi disorientati.
RIPRODUZIONE VIETATA © Some
Rights Reserved. Nelle citazioni indicare sempre: autore, "titolo", link (www.opinionepubblica.com), data di pubblicazione. Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo" versione 3.0 (Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported). La copia integrale, o quasi integrale, dei testi e delle immagini - soprattutto senza una corretta citazione della fonte - è deplorevole e comunque illegale: se si desidera riportare l'intero testo e le eventuali immagini, inserire piuttosto un collegamento alla pagina dell'articolo. Altri dettagli legali in Info e crediti. Per segnalazioni e commenti potete contattarci. Grazie.

