| 21 Maggio 2009
La storia altro non è che la sommatoria di tanti accadimenti lungo un percorso che non ha termine. Accadimenti nella loro essenza ripetitivi, creati dai comportamenti umani che evolvono con gradualità, passo dopo passo, conformandosi al progresso tecnologico e all'ideologia divenuta dominante, come per una sorta di contagio psichico.
Le massaie che, nei primi del Novecento, preparavano la pasta fatta in casa con uova e farina, oggi la trovano in confezione nei supermercati addirittura già condita. Al lavatoio pubblico o alla vasca condominiale è subentrata la lavastoviglie, e così via. Tutto secondo un progresso che tende a facilitare il lavoro umano, diminuendo tempi e sperpero di energie. Il modello della nuova civiltà si impone al mondo con la globalizzazione che tende ad uniformare gusti, tendenze, bisogni e aspirazioni. In una società, divenuta sempre più complessa e sfaccettata come se fosse un'aggregazione di monadi, la gente torna a cercare idee e aggregazioni su cui convergere.
La Fiat si unisce alla Chrysler ed è in trattativa con General Motors, la Opel e altre aziende per giungere, con la semplificazione e l'accorpamento in una unica azienda multinazionale, a restringere i produttori mondiali di auto a poche case in competizione tra loro. La salvezza economica è in un mercato si due o tre aziende di dimensioni mondiali. Del resto nel business farmaceutico e alimentare, solo per fare qualche esempio, la restrizione dei produttori a poche multinazionali è in opera da tempo, anche se rimangono i marchi delle aziende acquisite. In Italia l'azienda svizzera Nestlé ha inglobato Alemagna, Buitoni, Gourmet, Fruttolo, Recoaro, Nescafè, Vismara, Fiuggi, Locatelli, Perugina, Levissima, Motta, Orzoro e tante altre. La Henkel, tra l'altro, ha i marchi Eridania e Carapelli. La Unilever, oltre al monopolio della commercializzazione del the, è presente con Algida, Bertolli, Bio Presto, Calvè, Coccolino, Durban's, Findus, Friol, Leocrema, Lysoform, Mentadent, Rexona ecc. La Novartis, nata dalla fusione tra Sandoz e Ciba Geigy, ha oltre quaranta marchi tra pesticidi, semi manipolati, farmaceutici e affini. L'Oreal appartiene per il 51% alla famiglia Bettencourt e per il 49% alla Nestlè. La Procter & Gamble produce Clerasil, Camay, Infasil, Tampax, Ace, Lines, Linidor, Dash, Nelsen, Pampers, Mastro Lindo, Viakal, Vicks, Laura Biagiotti e così via. Alleanze e incorporazioni in nome della semplificazione, della razionalità aziendale, della convergenza di processi, commercializzazioni ecc. Il traguardo è il colosso industriale unico.
Dal dopoguerra sino alla caduta della prima repubblica il Parlamento ha ospitato i rappresentanti delle seguenti formazioni politiche: Democrazia Cristiana, Movimento Comunità (un deputato, il sociologo Franco Ferrarotti), Movimento Popolare Monarchico (presente alla Costituente con Luigi Benedettini), Partito Comunista Italiano, Partito dei Contadini d'Italia (un deputato, Alessandro Scotti nel 1946 e '48 e anche un senatore nel 1953), Partito Democratico del Lavoro (dopo il successo nel 1944 con Ivanoe Bonomi, nel 1946 prese solo un seggio a Benevento), Partito Democratico Italiano (nato dalla fusione nel 1959 fra il Partito Nazionale Monarchico e il Partito Monarchico Popolare, ebbe alterne vicende), Partito Liberale, Partito Monarchico (un seggio nel 1960 a Roma), Partito Nazionale Monarchico (presente per più di dodici anni con una buona rappresentanza), Partito Popolare Sud Tirolese (presente alla Camera e al Senato), Partito Radicale, Partito Repubblicano, Partito Sardo d'Azione (presente nel 1946 e '48), Partito Socialista Democratico (portò il suo esponente Giuseppe Saragat alla Presidenza della Repubblica), Partito Socialista, Uomo Qualunque (il partito fondato da Guglielmo Giannini che ebbe un breve fulgore), Union Valdotaine.
Ora, sempre in nome della semplificazione si va verso il bipartitismo: due partiti per snellire i lavori del Parlamento oppure un partito che prende la maggioranza dei seggi in nome della governabilità. Dalla massa elettorale che si frantumava in tanti rivoli e che a sinistra ancora si frantuma si arriverà, per una sorta di contrapasso, al partito unico... Si va insomma verso la società descrittaci nel 1948 da George Orwell (Eric Arthur Blair) in 1984?
"Siamo messi male" diceva il segretario del cardinale impersonato da Nino Manfredi nel film di Luigi Magni In nome del Papa Re.
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