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Gli eventi non si verificano improvvisamente, come i demodoxaloghi sanno, ma in seguito a sedimentazioni avvenute nell'ambiente (geografico, storico, economico, culturale ecc.): tali sedimenti, prima o poi, dopo aver trovato il loro giusto incastro come nei puzzle, si manifestano in modo vigoroso in occasione di fatti specifici. Avvenimenti che monitorati graficamente in modo appropriato (secondo le indicazioni dell'indagine demodoxalogica, attraverso i parametri di tempo/spazio delle componenti che concorrono a creare l'evento) possono essere previsti in tempo.

Faccio degli esempi: il fenomeno politico di Silvio Berlusconi ha avuto successo perché ha rappresentato la "novità" emergente dalle ceneri dei partiti della prima repubblica; il Partito Radicale di Marco Pannella e, ancor prima, l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini ebbero il massimo fulgore quando intercettarono i voti protestatari del ceto medio rivolti contro la partitocrazia (di allora!) e l'imperante corruzione a vox populi insabbiata. Al seminario promosso dall'Associazione nazionale sociologi presso l'Auser Lazio nel 2004, Giulio D'Orazio ha così spiegato, sulla scia dell'associazione abituale di David Hume (lezione 19 del corso online), le relazioni tra il territorio e la nascita della Lega Nord:

Il successo della Lega Nord poteva essere facilmente previsto in quanto lo zoccolo duro del movimento preesisteva prima della scesa in campo di Umberto Bossi. Infatti, sia al nord che al sud, prosperavano vari localismi politici che esprimevano qualche assessore locale e manciate sparse di voti, in Sardegna tuttora prospera un partito autonomista; il collante era l'insofferenza verso il centralismo romano, Bossi vi ha aggiunto il mito della Padania.

Quando il carismatico leader dei padani fondò nel 1991 la Lega, già aveva contattato vari assessori e esponenti locali indipendenti, prospettando proprio una unificazione delle varie forze insofferenti al potere romano. L'idea, in verità, era venuta ai dirigenti del partito popolare Sud Tirolese, guidato da Silvius Magnago, che avevano incaricato lo studente Bossi di avvicinare le espressioni autonomiste. Il successo della nuova formazione politica, oltre all'insofferenza verso Roma, è da ricercare nel fatto che i rappresentanti del movimento non provenissero da partiti organizzati ma da formazioni spontanee; da persone normali, che vivevano la vita di ogni giorno insieme ad altra gente del luogo; bottegai, operai, agricoltori, artigiani, tutti stanchi dei soliti partiti e dei politicanti.  

Anche l'iniziale successo di Berlusconi sfruttò la sfiducia nei partiti: il Cavaliere infatti si presentò come l'uomo nuovo, fuori dagli apparati politici. Così come l'Uomo Qualunque raccolse consensi in virtù proprio del suo qualunquismo (l'antipolitica) e come Pannella fu visto come il fustigatore della partitocrazia. Già Francesco Leoni nel suo Annuario dei movimenti politici (Semerano, Roma, 1961) affermava che:

Cercare di raccapezzarsi nel labirinto dei partiti politici italiani è come voler viaggiare ad occhi chiusi nella giungla africana [...] la caratteristica principale della vita politica italiana è data dalla assoluta, incredibile instabilità del mosaico dei partiti.

Nonostante la tendenza al bipartitismo, la fragilità elettorale dei partiti sussiste tuttora. Finché la Lega Nord rimarrà un partito-non-partito (cioè un movimento radicato nel territorio e fra la sua popolazione) raccogliendo l'insofferenza verso i professionisti della politica, Bossi potrà contare su uno zoccolo duro di elettori. Ma se vorrà fare della Lega Nord un partito con stabili ambizioni governative nazionali rischierà di perdere simpatie, consensi e voti, in quanto verrebbero meno le motivazioni della protesta antipolitica.

 

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