| 17 Giugno 2009
Se democrazia, dal greco antico, significa governo del popolo, quindi decisioni sulla conduzione della cosa pubblica rimesse alla volontà dei cittadini e sulla scia della Rivoluzione francese attraverso la rappresentanza degli eletti, guardando i fatti di casa nostra possiamo affermare di vivere nel pieno della democrazia? Basandoci sui calcoli di Fulvio Roccatano, rileviamo che il 42,8% degli italiani non è rappresentato a Strasburgo; una percentuale data dalla sommatoria degli astenuti e dai partiti che non hanno raggiunto il quorum del 4%. Una somma che rappresenta l'opinione pubblica della maggioranza in quanto anche coloro che si astengono lo fanno, nella stragrande maggioranza dei casi, in base ad una motivazione politica.
I due schieramenti antagonisti considerati maggioritari, facenti capo a Pdl e Pd, messi insieme raggiungono il 45,3%. Infatti il cosiddetto schieramento berlusconiano, comprendendo anche i voti presi dalla Lega Nord, è al 30,3% e al 31,9% se vi aggiungiamo anche l'1,6% dei voti raccolti dalla formazione di Francesco Storace; mentre lo scheramento di Dario Franceschini (17,3%) aggiunto alle sinistre che non hanno raggiunto il quorum (7,7%) si è fermato complessivamente al 15%. Dal computo abbiamo tenuto fuori l'Italia dei valori e l'Unione di centro in quanto formazioni politiche con una collocazione ancora non completamente definita.Un'ulteriore prova della disaffezione motivata verso la politica in generale è data dall'affermazione a sorpresa di candidati sconosciuti o notoriamente fuori dai giochi di partito sia da una parte che dall'altra. Pochi esempi fra gli emergenti più votati: Sonia Alfano e Luigi De Magistris per l'IdV, Rita Borsellino e Debora Serracchiani per il Pd. Scorrendo i nomi degli eletti si potrà agevolmente vedere che, oltre ai capi politici e delle correnti che si avvalgono della macchina del partito e della grancassa dei media, sono emersi personaggi lontani dal potere ma vicini ai cittadini, alla gente comune, al vivere quotidiano. E' una richiesta di rinnovamento. Gli schieramenti alla sinistra del Pd non hanno raggiunto la soglia proprio perché troppo politicizzati: l'elettore non crede più alle teorizzazioni ma vuole una soluzione rapida ai bisogni, senza se e ma.
In questo senso gli sbarramenti elettorali non dovrebbero più sussistere, in quanto il 42,8% ha il diritto di rappresentanza in un ordinamento democratico che veda il voto per un solo rappresentante del collegio, candidato dalle sezioni o dalle primarie, e non imposto dall'oligarchia dei partiti. Il non voto significa anche: questa legge elettorale non mi piace e quindi mi astengo.
Nel partito democratico si giustifica la sconfitta attribuendola anche agli astenuti e si formulano nuovi assetti di potere e di programmi. Non hanno capito, o si rifiutano di capire, che gli elettori rimasti a casa hanno inteso dare un segnale: cacciate dagli incarichi e dalla dirigenza tutti (ma proprio tutti) coloro che sono stati sfiorati o si sono salvati da inquisizioni, sospetti di collusioni o siedono da anni in posti pubblici di responsabilità. Anche loro fanno parte della vituperata casta.
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