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Gli elettori hanno votato per i referendum sulla legge elettorale: è stato il record delle astensioni. Volontà di mantenere le norme in vigore o distacco dalla politica? Siamo sicuri che il popolo abbia espresso la sua volontà? I quesiti prevedevano tutte le ipotesi possibili di modifica della legge vigente? C'è stata consapevolezza dei risultati o solo approssimazione?

Un meccanismo elettorale veramente democratico dovrebbe salvaguardare tre principi fondamentali:

  • consentire anche alle formazioni minori di essere rappresentate,
  • prevedere la possibilità della governabilità,
  • facilitare il rapporto tra l'eletto e l'elettore.

Se si è d'accordo sui principi, la soluzione tecnica non dovrebbe essere difficile: tenere più bassa possibile la soglia di accesso al parlamento; stabilire un premio di maggioranza per il candidato premier che abbia preso anche un voto in più rispetto al secondo classificato; restringere la vastità del collegio elettorale facendola coincidere con le attuali province (che rimarrebbero solo come rappresentanza locale, svuotate di ogni altra funzione) e ponendo il divieto di candidarsi in più di un collegio per evitare che, con il gioco delle dimissioni degli eletti in varie province, subentrino personaggi graditi alla formazione politica ma bocciati dagli elettori. Nell'attuale parlamento un rappresentante su tre è un "ripescato".

Il principio della rappresentanza parlamentare si basa sul riconoscimento della parità di diritti: una forza politica che sul piano nazionale, sommando le varie province, abbia avuto un discreto numero di voti non dovrà essere esclusa; quindi la soglia nazionale di eleggibilità, per le peculiarità della politica italiana, non dovrebbe essere oltre il 2%. Con i limiti attuali del quorum, invece, sia alle elezioni europee sia in quelle nazionali il voto di milioni di elettori non è rappresentato in parlamento.

Nelle ultime tornate elettorali i partiti hanno indicato, nel proprio simbolo, il nome del candidato a premier: che ci sarebbe di male se (come accade per l'elezione del sindaco) le due principali formazioni andassero al ballottaggio (a meno che una non raggiungesse la maggiornaza assoluta dei voti) e alla vincitrice fosse attribuito un premio di maggioranza per consentire una migliore governabilità? 

Ovviamente gli apparentamenti, tanto dannosi sotto il governo di Romano Prodi, dovrebbero essere prioritariamente aboliti...

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