| 14 Luglio 2009
Sino a una ventina di anni fa i partiti erano articolati in sedi o sezioni in cui si riunivano gli iscritti per discutere, litigare, stringere alleanze ed eleggere i dirigenti periferici che portavano le istanze della cosiddetta base alle sfere superiori; nei comitati provinciali, quindi nei regionali e così via sino all'oligarchia dei leader, dove ogni tanto avveniva un cambiamento (almeno parziale). Le sezioni erano luoghi dove si formulavano idee di programma e dove si svolgeva una certa socialità. A Torino, negli anni sessanta dello scorso secolo, un pensionato della Fiat era solito frequentare la sede di un partito per andarsi a leggere i giornali; era talmente conosciuto e stimato (non parlava mai di politica) che i dirigenti, per riempire le caselle vuote dei candidati, lo misero in lista nel collegio senatoriale in cui non avevano mai raggiunto il quorum. Il pensionato fu eletto con grande costernazione dei vertici del partito e a nulla valsero le pressioni per farlo dimettere.
L'ingigantirsi delle necessità della (gioiosa) macchina da guerra, come Achille Occhetto definì i partiti, assorbì il gettito che proveniva dalle sezioni per dirottarlo verso le sedi nazionali che moltiplicarono autisti, segretarie, portaborse e via dicendo. Successivamente a Mani pulite iniziò il declino anche degli iscritti ai partiti e molte sedi periferiche chiusero i battenti, mentre altri partiti scomparvero per timore di approfondimenti giudiziari. Iniziò un nuovo modo di fare politica tendente all'esaltazione del capo, per farne un totem su cui scaricare gli insuccessi o incoronarlo sultano se vincitore. Da allora il partito non si identifica più per l'emblema ma con il nome dell'incoronato: è la nuova politica che non ha bisogno dell'apporto della base e spesso neppure di programmi. I partiti come struttura sono morti, ora esistono i movimenti, cioè aggregazioni fra omogenei per consentire la conquista del potere o la sopravvivenza degli oligarchi. I movimenti, formati da un sommesso coro di voci destinato ad amplificare il canto del sultano, non hanno un programma o l'attenzione che si deve verso l'elettore, il territorio e il cammino della storia. Essendo precari (così come lo sono milioni di lavoratori) non si pongono problemi di elaborazione e rappresentanza sapendo che il loro contratto dipende dalla valutazione personale del gran visir. Una ragione in più per fare a meno di sedi periferiche: il contatto con gli iscritti è superfluo.
Questo cambiamento di strategia elettorale, conseguente ai mutati comportamenti dell'opinione pubblica (indotti o meno dalla tv, in base al principio dell'apparire), già si intravedeva da oltre vent'anni. Nel 1986 su Inchiesta demodossalogica sul post industriale scrivemmo:
Dato che la società è articolata in gruppi sociali e istituzioni interconnessi fra loro e guidati da leaders, assume rilevante importanza la funzione della leadership come guida al cambiamento, in ogni settore: dall'economia alla politica, dalla cultura ai rapporti sociali [...] E' la sinistra, oggi, a difendere la tradizione e ad ancorarsi alla situazione così come è, mentre la destra, con un giro di boa, cerca nell'innovazione la possibilità di recuperare il perduto potere e prestigio. La situazione si riflette anche nei rapporti fra sindacato dei lavoratori ed imprenditoria [...] Questa distinzione non taglia in due la società ma si interseca all'interno delle stesse componenti classiche [...] I conflitti del futuro potrebbero essere economici, per la supremazia del mercato come ai tempi delle flotte inglesi e spagnole, o razziali per respingere l'infltrazione nei paesi del benessere di popolazioni affamate provenienti da Terzo mondo. [...] Vi sono altre possibilità di rischio: la prima è una catastrofe ecologica, l'altra uno scontro fra generazioni anziane che hanno il potere e le generazioni giovani che cercheranno di affermarsi, sorrette dalla conoscenza delle nuove tecnologie [...] Le istituzioni, e le relative modifiche, sono la conseguenza di ideologie divenute dominanti, che a loro volta traggono sostentamento da un diverso modo di lavorare e di avere rapporti [...] Le idee stimoleranno l'umanità a gestirsi in proprio la vita ed i rapporti con gli altri e il non conosciuto.
Dopo ventitrè anni possiamo constatare che i temi accennati sono tutt'ora di attualità e non tutti prossimi alla soluzione. C'è però maggiore consapevolezza. I veri detentori del potere mondiale hanno tutto l'interesse nel ritardare le riforme, ogni innovazione non controllata rischia di alterare gli equilibri geopolitici ed economici; quindi meglio avere un'ampia disoccupazione, per tenere a freno la gioventù che vuole emergere con le sue idee, che un trapasso di poteri non controllato. La cooptazione e la sudditanza sono sempre state il freno dei fermenti sociali: dalla cultura alla politica, dall'imprenditoria alla religione.
RIPRODUZIONE VIETATA © Some
Rights Reserved. Nelle citazioni indicare sempre: autore, "titolo", link (www.opinionepubblica.com), data di pubblicazione. Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo" versione 3.0 (Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported). La copia integrale, o quasi integrale, dei testi e delle immagini - soprattutto senza una corretta citazione della fonte - è deplorevole e comunque illegale: se si desidera riportare l'intero testo e le eventuali immagini, inserire piuttosto un collegamento alla pagina dell'articolo. Altri dettagli legali in Info e crediti. Per segnalazioni e commenti potete contattarci. Grazie.

