| 01 Agosto 2009
Beppe Grillo ha definito il Partito Democratico come il PD-L (pd meno elle), per rimarcare il fatto dell'estrema somiglianza di intenti con il PDL di Silvio Berlusconi. Sicuramente ne ha dette tante e ancora di più ne dirà, ma chi avrebbe mai azzardato che il "comico" presentasse la propria candidatura alla guida del PD?
Nel partito c'erano già quattro candidature: Adinolfi, Marino, Bersani e Franceschini (poi Adinolfi si è ritirato ed è subentrato Rutigliano). Con la candidatura di Grillo sarebbero sconquassate le varie manovre tra i quattro candidati "ufficiali", che a loro difesa avevano messo le mani avanti avvertendo che "i partiti non sono un pullman dove si sale quando fa comodo". Quindi la burocrazia del PD ha rifiutato l'iscrizione cavillando sulla regola statutaria che impone la residenza nel comune in cui ci si iscrive.
Vale la pena ricordare chi sono i sostenitori dei maggiori contendenti alla presidenza del PD. Per Franceschini: Veltroni e Fassino (ex segretario e vicesegretario del PD), i fedelissimi Marina Sereni, Cesare Damiano, Roberto Cuillo, l'ex presidente del Senato Franco Marini, gli ex Cgil Sergio Cofferati e Paolo Nerozzi e l’interessato Francesco Rutelli. Sostenitori di Marino: Goffredo Bettini ex braccio destro di Veltroni, i giovani dirigenti Giuseppe Civati, Marta Meo, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, l'ex segretario DS di Roma Michele Meta e i sindaci di Genova (Marta Vincenzi) e Torino (Sergio Chiamparino). Sostenitori di Bersani: D'Alema, Enrico Letta, Rosy Bindi, gli ex governatori delle regioni ex DS come Vasco Errani, Rita Lorenzetti, Mercedes Bresso e Antonio Bassolino, alcuni prodiani come Riccardo Franco Levi e Giulio Santagata, il segretario lombardo Maurizio Martina, l’ex presidente della provincia milanese Filippo Penati e gli ex sostenitori di Fassino/Franceschini come Maurizio Migliavacca.
In questo turbine di nomi e candidati si sarebbe voluto inserire Grillo per portare due grosse novità. La prima, forse la più ovvia: rompere gli schemi interni collaudati tra i vari esponenti politici per spazzare via la vecchia nomenclatura. La seconda, veramente importante: ridare ossigeno al partito riaprendo la finestra all’elettorato sfiduciato. Molti, infatti, sono i suoi sostenitori che chiedono una vera alternativa ai brontosauri del PD e una vera opposizione al potere dilagante del PDL. Per molti permane un dubbio: senza Grillo e con gli attuali dirigenti alle prossime elezioni si perderebbe un'ulteriore percentuale di voti che potrebbe mettere a rischio l’esistenza stessa del PD quale unico partito alternativo? Purtroppo, bisogna ammetterlo, il PD è carente da molti anni su molte questioni e non ha una proposta politica generale proiettata verso il futuro.
Per l'elettorato di sinistra, la politica deve dare certezze: deve essere concreta, deve difendere il bene collettivo, deve distaccarsi dall'odierna prassi politica che avvantaggia sempre le stesse persone... E invece, i nomi dei candidati e dei loro sostenitori sono sempre gli stessi. Cambiano alleanze e apparentamenti interni, ma i personaggi sono sempre loro: la casta dirigente dell'apparato è la medesima da troppi lustri. Grillo avrebbe potuto dare una scossa a tale impatanamento? Facile prevedere che la risposta arriverà proprio dall'elettorato.
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