| 10 Marzo 2010
Il fatto. Anche il Tribunale romano ha sancito la mancata tempestività nella presentazione della lista elettorale della candidata Renata Polverini alla presidenza della regione Lazio. L'interpretazione a sanatoria, varata con urgenza dal governo, non è stata ritenuta valida in quanto non applicabile nel Lazio: ogni regione ha sue norme.
Il commento. Possibile che un adempimento burocratico così importante sia stato affidato dal Popolo della Libertà a un personaggio così sprovveduto, che non ha saputo altro che farfugliare giustificazioni puerili aggiungendo che inizialmente l'incaricato era un altro? Possibile che in un partito come quello di Silvio Berlusconi e nello staff del presidente della Repubblica non ci siano i migliori giuristi ed avvocati, capaci di comprendere che la sanatoria governativa non si sarebbe potuta applicare alla normativa regionale? Sprovveduto l'uno e sprovveduti gli altri?
Le conclusioni. Governare una regione come il Lazio porta enormi vantaggi (gratificazioni materiali, nomine, consensi, voti ecc.) ai sostenitori del presidente di turno; è inutile essere ipocriti o fare come gli struzzi. La Polverini, già segretaria dell'UGL (sindacato nato dalle ceneri della Cisnal, area Msi), è ascritta tra i seguaci di Gianfranco Fini: una sua presidenza avrebbe di conseguenza rafforzato all'interno del PDL la linea del presidente della Camera, indebolendo la leadership di Berlusconi. Come bloccare l'ascesa dell'amico-nemico? Boicottando la candidata. Il resto non è altro che pantomima per salvare la faccia. Oltrettutto il premier potrebbe, a maggior ragione, rincarare la dose contro i magistrati per erigere lui e il suo partito a vittima e preparare il terreno al varo di leggi restrittive. Il personaggio è furbo e lo ha dimostrato in varie occasioni. Il modo stesso di porsi all'attenzione del pubblico attraverso il gossip e le spavalderie galanti rientra nel calcolo della visibilità: oggi spopolano i magazine di pettegolezzi e le trasmissioni televisive sulle storielle pruriginose. Col risultato che c'è una fetta di pubblico che vede in Berlusconi soprattutto le arti amatorie da imitare.
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