PRIMA PAGINA OpinionePubblica.Com

Da qualche tempo Silvio Berlusconi ripete che "il popolo è sovrano", intendendo che le decisioni dell'indistinta moltitudine umana avrebbero un valore e un peso superiore a quelle del più assoluto dei monarchi. Tant'è che nelle dittature non si svolgono competizioni elettorali, ma solo parate oceaniche per applaudire alle decisioni del capo e dei quattro gerarchi che lo sostengono. Anche nella zoppicante democrazia (non abbiamo memoria di un vero governo di popolo) comanda un leader sorretto dal consenso dei suoi ma, ogni tanto, qualche proposta dei cittadini riesce ad approdare in Parlamento. In ogni modo, al contrario dei pifferai della sovranità popolare, riteniamo più veritieri i famosi versi di Giuseppe Gioachino Belli ("Li soprani der monno vecchio", 1831):

"C’era una volta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st’editto: - Io so’ io, e vvoi nun zete un cazzo"

Anche perché, per quello che ricordiamo, ci sono stati dei referendum popolari che, pur avendo vinto, non hanno mutato le cose: abolizione del finanziamento ai partiti, soppressione di qualche ministero, blocco del nucleare ecc.

In questi giorni il comitato per il referendum in favore dell'acqua pubblica ha consegnato in  Cassazione più di un milione di firme: si andrà pertanto alle urne per rimettere la decisione nelle mani (armate di matite) del popolo sovrano. Anche se gli italiani decidessero di vietare l'appalto del bene acqua ai privati, vogliamo scommettere che il Palazzo sancirà solennemente che l'acqua è del popolo ma che le tubazioni potranno essere date in concessione ai privati? Pertanto, oltre al consumo dell'acqua pagheremo anche un canone di servizio o di scopo, così come per la televisione: non per l'utilizzo di qualcosa ma per il semplice possesso del televisore, dell'automobile o del rubinetto dell'acqua.

Ma se il popolo è sovrano, cos'è il Popolo della Libertà: un partito? No, perché non ha iscritti ed assemblee che sono l'essenza stessa dei luoghi politici (sezioni, circoli ecc). Non è neppure una bocciofila, perché non c'è una tessera da pagare per iscriversi. Forse possiamo paragonare il Pdl a un gruppo di quattro amici che si ritrovano al bar a discutere di politica: se uno non è d'accordo con gli altri tre non può essere obbligato ad allinearsi alle decisioni degli altri, ne il terzetto può cacciarlo dal bar. E' la situazione di Gianfranco Fini: non essendoci una maggioranza legittimata dalle quote delle tessere di partito, ogni decisione presa può essere contestata affermando che non rispecchia la volontà degli iscritti al partito ma il parere di tre su quattro amici del bar.


RIPRODUZIONE VIETATA © Some Rights Reserved. Nelle citazioni indicare sempre: autore, "titolo", link (www.opinionepubblica.com), data di pubblicazione. Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo" versione 3.0 (Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported). La copia integrale, o quasi integrale, dei testi e delle immagini - soprattutto senza una corretta citazione della fonte - è deplorevole e comunque illegale: se si desidera riportare l'intero testo e le eventuali immagini, inserire piuttosto un collegamento alla pagina dell'articolo. Altri dettagli legali in Info e crediti. Per segnalazioni e commenti potete contattarci. Grazie.

Seguici su logo twitter