| 10 Agosto 2010
La mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo non è passata, grazie all'astensione dell'ammucchiata Fini, Casini, Rutelli e Lombardi, costituita per l'occasione, a dimostrazione che l'imperatore Silvio Berlusconi è nudo e il suo governo fragile; infatti Caliendo si è salvato ma il governo non ha più i numeri per affrontare dibattiti infuocati. Questo già era sotto gli occhi di tutti. Il 7 settembre 2009 sostenemmo:
"I mass media, molto spesso, rispondono a logiche di Palazzo o della proprietà della testata. E' un lanciarsi messaggi criptati, ammiccando agli scheletri che ogni personaggio potente custodisce nell'armadio [...] Qualcuno vede nelle vicende mediatiche degli ultimi mesi una manina, annunciata dal colpo di scena evocato da Massimo D'Alema, per scompaginare il Popolo della Libertà ridimensionando l'influenza di Berlusconi [...] Altri intravedono nelle recenti posizioni di Gianfranco Fini una marcia di avvicinamento per quando occorrerà designare il nuovo inquilino del Quirinale, con Pierferdinando Casini (rafforzato dalla fuoriuscita di componenti di altre formazioni politiche) alla presidenza del Consiglio dei ministri, con l'appoggio del Partito Democratico e la benedizione dei vescovi. Solo fantapolitica? Nel frattempo cosa si inventerà quel diavolaccio di Berlusconi per scompaginare i giochi?".
E il 20 novembre 2009 evidenziammo:
"con le elezioni anticipate Berlusconi minaccia i dissidenti del Popolo della Libertà, essendo il padrone del partito, non rimetterà in lista i parlamentari scontenti e, di conseguenza, il presidente della Camera Gianfranco Fini non avrà più l'appoggio".
Quel diavolaccio di Berlusconi ha fatto prima approvare le leggi ad personam che lo liberano dalle incursioni della magistratura e poi ha compiuto l'atto di forza costringendo Fini a formare un suo gruppo parlamentare. Il 19 aprile 2010 scrivemmo:
"Una cosa è certa: se il gruppo si costituirà rappresenterebbe un pericolo per la leadership di Berlusconi. Intorno a Fini, infatti, potrebbero convergere tutte le altre forze politiche che auspicano la caduta dell'imperatore. Ma sarebbe un percorso lento, con traguardo nel 2013, e con ritorno all'uninominale per ripristinare la scelta popolare dei candidati nelle liste elettorali. Molti ex di Alleanza Nazionale rimarrebbero con Berlusconi nella fiducia e speranza di essere rimessi in lista in posizioni di privilegio: ma se passasse il ritorno alle preferenze (auspicato da tutte le opposizioni) difficilmente rientrerebbero nel Palazzo. Quale sarà allora la mossa di quel diavolaccio di Berlusconi? Prevediamo che andrà presto alle votazioni per bloccare la riforma elettorale".
Nel pentolone della politica la temperatura è salita al massimo. Il Capo dello Stato ha dato un chiarissimo messaggio criptato, con la partenza per le vacanze a Stromboli: risolvete da soli queste beghe politiche e non andate allo scioglimento anticipato del parlamento. Cosa faranno quella dozzina di personaggi che agitano le acque del pentolone? Per scompaginare i giochi ci hanno pensato i due quotidiani vicini all'imperatore (Il Giornale e Libero) con le rivelazioni sull'appartamento di AN a Montecarlo che potrebbero costringere il presidente della Camera a venire a più miti consigli. A proposito di elezioni anticipate, nel già citato articolo del 20 novembre 2009 dicemmo:
"Come sostengono i demodoxaloghi, ogni evento ha sempre due o più facce, con il risultato che nulla cambia: si trasforma".
Prevediamo dunque che dal maleodorante rimestamento in corso non sortirà nulla di nuovo: i partiti tireranno a campare rinviando lo scontro di anno in anno. Nulla cambia: tuttalpiù arriverà qualche sigla nuova e qualche nuovo scandalo!
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