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La crisi economica risente anche della globalizzazione, quindi interessa gran parte degli abitanti di questa terra, ma per quanto concerne l'Italia presenta aspetti peculiari che impongono delle soluzioni strutturali.

Rivolgendoci alla maggioranza e all'opposizione, proviamo a ricapitolare alcune delle proposte già emerse all'attenzione dell'opinione pubblica.

  • Abolizione delle provincie, superate dalle competenze di regioni e comuni.
  • Abolizione del Senato, doppione della Camera, in passato giustificato solo dalle nomine regie.
  • Abolizione del notariato, i cui compiti possono essere svolti da funzionari pubblici.
  • Distribuzione a prezzi calmierati dei carburanti attraverso la rete di una società controllata come l'Agip.
  • Gestione pubblica dei servizi primari (acqua, energia elettrica, gas).
  • Vendita a prezzi calmierati dei prodotti alimentari di base attraverso una rete di esercizi controllati.
  • Abolizione di qualsiasi contributo pubblico ai privati, in primo luogo all'editoria.

Tali proposte sono oggetto di discussione da decenni. Addirittura l'istituzione delle regioni prevedeva lo scioglimento delle provincie, la stessa riforma del Senato proposta dalla Lega prevede la Camera delle regioni. Sarebbe bello poter sancire i documenti innanzi ai funzionari pubblici, magari con la devoluzione dei poteri regionali, ma temiamo che la corporazione dei notai non verrà toccata. Decenni orsono nei mercati rionali, almeno a Roma, esistevano dei chioschi dati in gestione dal comune a prezzi prefissati. Assai difficile concretizzare certe idee: le leggi giuridiche e di mercato non consentono - almeno in un paese democratico - la mano pesante dello Stato nella conduzione dell'economia. Dunque, auspici e sogni che tali rimarranno o che forse potrebbero avere vasti consensi dal governo cinese o da altri paesi a gestione cosiddetta (sociologicamente) chiusa, cioè dittatoriale.

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