| 06 Novembre 2008
Per commentare i fatti dell'attualità in demodoxalogia usiamo il termine "effemeride" la cui etimologia greca è composta da epi (su, di nuovo) e hemèra (giorno), quindi: novità di questi giorni.
Prima effemeride: la crisi finanziaria nata a Wall Street e diffusasi in tutto il mondo. Ci sono due aspetti legati entrambi alla globalizzazione: le operazioni di compravendita in borsa e la questione dei mutui a tasso variabile. Il primo aspetto interessa chi dispone di congrue risorse finanziarie e vuole mercanteggiarle con la speranza di accrescerle; quindi riguarda una categoria di possidenti, i quali si espongono a un rischio il cui risultato deve interessare solamente i soggetti partecipanti. Gli altri che ne rimangono fuori non devono subire alcuna conseguenza.
In un certo senso il discorso dovrebbe valere ugualmente per la questione dei mutui a tasso variabile, anche se di fronte ad una crisi epocale è giustificato in qualche misura l'intervento dello Stato per motivi socio-economici. Va comunque ricordata la colposa superficialità di coloro che vi hanno fatto ricorso a fronte del comportamento scorretto dei promotori finanziari a conoscenza dell'andamento al rialzo dei tassi. Con una frase colorita e amaramente vera, l'economista Gianfranco Legitimo diceva così: quando un furbo incontra un fesso, l'affare è fatto! In ultima analisi la conseguente crisi delle banche non deve minimamente mettere a rischio i depositi bancari dei piccoli e oculati risparmiatori, questi sì meritevoli della garanzia dello Stato.Seconda effemeride: l'immigrazione di comunitari ed extracomunitari. Poiché è dimostrato dai governi di sinistra e di destra l'impotenza di produrre norme funzionali, ecco l'uovo di Colombo: parificare tutti ai cittadini italiani, nei diritti e nei doveri, nel bene e nel male.
Terza effemeride: il cosiddetto lodo Alfano. Lasciamo decidere la Consulta, ma rimane il forte dubbio che violi il principio costituzionale dell'uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. Che si debba togliere dalla giurisprudenza la scritta già soppressa nei tribunali: la legge è uguale per tutti?
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