| 07 Gennaio 2009
E' un argomento che si può far risalire all'antichità come il caso di Crasso, triunviro dell'impero romano insieme a Cesare e Pompeo. Ma veniamo alla cronaca contemporanea italiana.
Sul finire del secolo scorso vi è stato il famoso caso di tangentopoli che ha prodotto un terremoto nella poitica, azzerando due dei più importanti partiti, la Democrazia cristiana e il Partito socialista. Va subito aggiunto che, pur con qualche errore, il risultato è stato positivo. Ora nel nuovo secolo sta accadendo qualcosa di simile, con il rinvio a giudizio per reati gravi di numerosi rappresentanti del pubblico potere, appartenenti ad ambedue i grandi schieramenti (da sinistra a destra). Sia detto per inciso che appare misero il loro rimpallo delle responsabilità, ricordandoci così il detto popolare del bue che dice cornuto all'asino.
Una riflessione che a parer nostro sembra molto interessante e significativa è costituita dalle intuizioni premonitrici degli artisti e più precisamente di due letterati: Sciascia e Trilussa.
Il primo, Leonardo Sciascia, nato a Racalmuto (Agrigento), in quella Sicilia che si caratterizza per l'appartenenza di un Pirandello e di un Tomasi di Lampedusa, ma anche per la mafia. Particolarmente nel romanzo Todo modo (titolo tratto da una frase di Ignazio di Loyola: "todo modo para buscar la divinità") Sciascia mette in luce le connivenze e la corruzione di molti uomini politici. Ispirandosi a una reale presenza in un eremo-albergo alle pendici dell'Etna, gestito da religiosi, Sciascia si viene a trovare casualmente nel mezzo di un ritiro spirituale (Loyola li definì esercizi spirituali) di uomini di potere, guidati da un colto gesuita (don Gaetano); l'occasione in realtà è una scusa per parlare e accordarsi su cose di malaffare. Alla fine ci sarà anche un colpo di pistola che ucciderà un partecipante (quasi un'anticipazione del caso Moro).
Concludiamo con Trilussa (Carlo Alberto Salustri) e un sonetto in romanesco che non ha bisogno di commento alcuno. Titolo La politica, anno 1915.
Ner modo de pensà c'è un gran divario:
mi' padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;de tre fratelli, Giggi ch'è er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so' monarchico, ar contrario
de Ludovico ch'è repubbricano.Prima de cena liticamo spesso
pe' via de 'sti principî benedetti:
chi vô qua, chi vô la... Pare un congresso!Famo l'ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so' cotti li spaghetti
semo tutti d'accordo ner programma.
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