| 07 Febbraio 2009
Nei paesi di vecchia e consolidata democrazia le critiche ai vertici delle istituzioni rasentano la dissacrazione più feroce: manichini con l'effige caricaturale del premier, cartelli semingiuriosi e così via. La polizia tollera tali manifestazioni in base al principio della libertà di opinione: finché si esprime un'opinione (anche la più brutale e offensiva) è pur sempre entro una dialettica; tuttalpiù, se qualcuno si ritiene offeso potrà sempre ricorrere alle leggi ordinarie.
Anche da noi esisteva tale prassi nei primi anni della repubblica: ricordiamo gli striscioni, issati dall'allora Movimento sociale (Msi) a piazza del popolo a Roma, per ricordare ad Alcide De Gasperi la sua passata appartenenza al parlamento austriaco, o le ingiurie rivolte ai familiari del presidente Giovanni Leone. Per non menzionare le accuse di "forchettone" (pappone) ai Dc e quelle di "mangiabambini" ai comunisti. Settimanali satirici come Candido (di destra), Don Abbondio (di sinistra), Il Travaso (indipendente) e tanti altri minori erano assai diffusi e seguiti dall'opinione pubblica.
Con il passaggio alla seconda repubblica si è stretta la rete intorno ai giornali di satira e, in generale, alla critica verso le istituzioni, lasciando alla tv (bipartisan e facilmente controllabile) un sostanziale monopolio sulla critica satirica. Con la faccia tosta di sostenere che se le stesse cose, o anche di peggio, le dice un parlamentare quella è politica e non satira, per cui tutto ciò che è politica non va censurato: due pesi e due misure!
Qualche giorno fa a Roma, in piazza Navona, la polizia ha fatto togliere un cartello che si riferiva al presidente della repubblica in carica. Una manifestazione di quattro gatti che esprimevano la loro rabbia in modo pur sempre civile: urla e invettive, tutto lì. Ma i manifestanti sono stati considerati alla stregua di terroristi.
Nei paesi civili la "classe dirigente" non si preoccupa delle critiche esacerbate poiché queste si limitano all'attività pubblica e non coinvolgono i familiari. Inoltre tale élite, sapendo di comportarsi secondo una certa etica politica (che da noi non esiste quasi più), lascia ampio spazio alla satira e non oscura l'opposizione di piazza poiché ha la coscienza a posto e non teme le critiche inconsistenti.
Altre democrazie! Da quando in Italia venne fuori che un presidente era nei libri paga dei servizi segreti si è sancita l'inviolabilità e la sacralità dell'istituzione. L'accerchiamento della magistratura e la fine delle intercettazioni non sono altro che il filo logico della tutela a priori di una politica che si è eretta nella peggiore delle caste predatrici.
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