| 09 Marzo 2009

Il vituperato megalomane Benito Mussolini impose alcuni lavori pubblici destinati a immortalare il suo nome. Non ci riferiamo solo alla bonifica delle paludi pontine e alla fondazione, nelle terre prosciugate, degli insediamenti di Sabaudia e Littoria (oggi Latina); neppure agli edifici di Bari (con il lungomare), Milano e altre città, tutti riconoscibili per lo stile e in particolare per l'uso generoso del marmo. E' nella capitale, infatti, che si concentrano gli interventi di opere pubbliche cosiddette fasciste: per esempio il quartiere Eur che doveva essere la sede dell'Esposizione universale romana del 1942, poi soppressa a causa della sopravvenuta guerra mondiale; lo sventramento di via dei fori imperiali per portare in auge i resti dell'antica Roma; l'attuale ministero degli esteri, con le contigue opere sportive, che doveva divenire la sede del ministero della gioventù; per non parlare della via Cristoforo Colombo che unisce la capitale al mare e un imponente ponte sul fiume Tevere. Nei progetti c'era anche un anello ferroviario urbano che avrebbe dovuto circondare la città.
Nel dopoguerra i governi democristiani portarono a compimento il Foro Mussolini (oggi Olimpico) con la ristrutturazione dello stadio lasciato a metà (sempre a causa della guerra), e inaugurarono anche il ponte sul Tevere. Per lasciare un'impronta delle opere realizzate dai democristiani, come per esempio l'autostrada del sole (Milano-Napoli), l'allora ministro Giuseppe Togni pose varie targhe a ricordo delle opere compiute: la legittima soddisfazione per uno statista è quella di abbinare il suo nome, a futuro ricordo, al varo di importanti leggi o opere pubbliche. In questo tutti i dittatori hanno ecceduto con opere imponenti destinate alla glorificazione del capo.
Per quanto si possa essere indulgenti e benevoli, dobbiamo ammettere che l'attuale premier Silvio Berlusconi ha la vocazione al cesarismo, che sarebbe il piglio autoritario di chi si sente investito dal popolo a traghettare il Paese verso il futuro. Dal cesarismo alle grandi opere da lasciare a imperitura memoria il passo è breve. Nessuno mette in dubbio la necessità di un ponte che unisca le sponde della Calabria con quelle della Sicilia, anche se si tratta di un'opera megalitica e assai difficoltosa: zona sismica, tempi lunghi di realizzazione, continuo aumento dei costi... Ma in un periodo di crisi il denaro stanziato per tale opera (nell'immagine il progetto definitivo di Impregilo) potrebbe sostenere invece iniziative che darebbero in tempi brevi un ritorno economico o sociale: alloggi popolari, credito alle piccole imprese, sviluppo delle tecnologie ambientali e così via.
Ma il ponte sullo stretto è un'opera monumentale legata al suo artefice. A imperitura memoria.
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