| 27 Marzo 2009
Riportiamo una nota apparsa il 5/5/2003 sull'Informatore Economico-Sociale (anno 41, n. 11).
Ormai l'intervento umanitario, come oggi si chiama la guerra, è al termine; e altrettanto lo sono i positivi effetti avuti su più versanti. Anzitutto abbiamo colmato le lacune geografiche collocando la Siria, la Palestina o il Libano al posto giusto dello scacchiere mediorientale, ricordando quanto appreso a scuola e poi dimenticato: che la Mesopotamia fu la culla della civiltà occidentale; inoltre le dirette ed i vari aggiornamenti quotidiani delle televisioni hanno relegato in secondo piano i noiosi programmi come le telenovelle, i reality o i soliti documentari per privilegiare i bombardamenti intelligentemente mirati o impauriti marines di fronte alle telecamere (con atto di inumana perfidia) mentre, sull'altro versante, in omaggio alla privacy i prigionieri erano legati ed incappucciati.
Un regime, che si teneva sul terrore, è caduto facendoci vedere le solite scene di rappresaglie e di saccheggi; la storia non cambia! I vincitori hanno avuto appena 130 morti dei quali il 40% per incidenti o fuoco amico, a riprova del detto "dagli amici mi salvi Iddio che ai nemici ci penso io". I perdenti non si sa, forse tremila al 70% civili. I perdenti per antonomasia sono i cattivi, pertanto i loro morti non contano, e nel rapporto costi/benefici le perdite militari dell'alleanza sono di gran lunga inferiori a quelle degli incidenti automobilistici rapportati allo stesso periodo di guerra o alle 151 esecuzioni capitali sancite da George Bush quando era governatore dello Stato; pertanto i costi di una guerra sono solo finanziari essendo esigui quelli umani.
Sommando i costi dell'intervento a quelli della futura ricostruzione si potrebbero risanare vari paesi del cosiddetto Terzo Mondo eliminando la causa principale dei conflitti sociali e politici. Ma conviene alle industrie occidentali? Ormai la nostra economia si tiene sul filo del "produrre e vendere", ogni altra alternativa comporta recessione e malumori elettorali; conviene quindi distruggere e ricostruire, il resto si vedrà.
E le armi di distruzione di massa? O non c'erano o il dittatore non ha avuto il coraggio di usarle. Allora o uno ha mentito o l'altro era un fantoccio vestito da tigre. Se le cose stanno così conviene fare la guerra, oltretutto fa passare in secondo piano i guai di casa propria. Se poi qualcuno ha la coscienza pacifista basterà esporre una bandiera alla finestra per sentirsi in pace col prossimo e col mondo.
Sono passati cinque anni dall'originario testo ma le amare considerazioni hanno ancora il sapore dell'attualità. La cosiddetta opinione pubblica capirà, prima o poi, che le argomentazioni (in ogni campo, dall'economia alla ideologia) di chi detiene il potere (politico, economico, culturale) nascondono inconfessabili interessi?
RIPRODUZIONE VIETATA © Some
Rights Reserved. Nelle citazioni indicare sempre: autore, "titolo", link (www.opinionepubblica.com), data di pubblicazione. Licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo" versione 3.0 (Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported). La copia integrale, o quasi integrale, dei testi e delle immagini - soprattutto senza una corretta citazione della fonte - è deplorevole e comunque illegale: se si desidera riportare l'intero testo e le eventuali immagini, inserire piuttosto un collegamento alla pagina dell'articolo. Altri dettagli legali in Info e crediti. Per segnalazioni e commenti potete contattarci. Grazie.

