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foto congresso pdl

- Congresso PDL, Roma, marzo 2009

Già altre volte abbiamo detto che il premier Silvio Berlusconi ha la vocazione e la professionalità del piazzista: colui che gira per negozi e aziende a vendere i prodotti della ditta per cui lavora. I tratti caratteristici di tali venditori sono quelli che tendono a renderli simpatici, accattivanti, in una parola "amiconi"! Ecco allora la battuta (come ad. es. l'abbronzato Obama), le barzellette, le pacche sulle spalle, le corna, i cuccù dietro il lampione e così via: tutto per ispirare simpatia e vendere i prodotti reclamizzati.

Un mestiere non facile, per cui sono necessarie alcune qualità istintive che non mancano al nostro personaggio. In sostanza occorre una buona dose di psicologia spicciola nel conoscere chi si ha davanti, in questo caso gli elettori. Ecco allora l'annuncio, a trombe spiegate, di provvedimenti governativi popolari che eccitano la fantasia del popolo e portano consensi al proponente: ulteriore riduzione dell'ici anche sulle case di pregio (chi fra i possessori rinuncerebbe a tale beneficio?), allargamento della propria abitazione, passaggio dal reato penale (carcere) al reato civile (sanzioni pecuniarie) per i crimini di falso in bilancio (con grande soddisfazione per i manager delle aziende), intervento della magistratura nei casi di truffe o falsi ma solo su querela dell'offeso (e plauso dei soliti furbacchioni) e così via. Quà una pacca sulle spalle, là un cuccù, per accattivarsi questi e quelli. Questo è quello che vorrebbe, secondo i sondaggi, la maggioranza del Paese che si stringe intorno al nuovo partito del Popolo (PDL), nella speranza che, prima o poi, qualche vantaggio tocchi anche a chi non ne ha ancora beneficiato.

Eccitare il popolo con promesse e regalini è sempre stata la politica dei partiti a vocazione dirigistica. Nel dopoguerra ci fu in una tornata elettorale il Blocco del popolo (inventato dal Partito comunista), Benito Mussolini partì dal Popolo d'Italia, i canti della rivoluzione russa inneggiavano al popolo, il peronismo argentino fu la politica del popolo, Marcos è il subcomandante perché è il popolo che comanda... Libro di storia alla mano potremmo continuare. Ma si rafforza in noi sempre più la convinzione che quando qualcuno (e in specie un politico) si rivolge al popolo è soltanto "pe' cojonallo", come diceva il poeta Trilussa.

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