| 04 Maggio 2009

In una democrazia matura è prevista la divisione dei poteri pubblici: tra il legislativo,l'esecutivo e il giudiziario, senza contare il cosiddetto "quarto potere" rappresentato dal giornalismo (carta stampata, televisione, internet). A volte sorgono però dei problemi: ecco alcune brevi proposte sulle possibili terapie.
Primo punto, il legislativo. Occorrono riforme strutturali e quindi costituzionali: un sistema monocamerale, in ragione approssimativa di un parlamentare eletto ogni centomila elettori, sicché essendo il corpo elettorale intorno ai trenta milioni, il risultato sarà una Camera di trecento deputati. Tenendo conto della sempre maggiore influenza delle regioni è opportuna l'abolizione delle province.
Secondo punto, l'esecutivo. Premesso che ogni governo stila un suo programma, va comunque espresso il suggerimento di diminuire la spesa pubblica, non certamente a danno delle classi più povere. Viste le disuguaglianze è forse utile abolire il precariato (salvo professionisti e lavoratori stagionali) con contratti di lavoro a tempo indeterminato per tutti e giusta causa per i licenziamenti.
Terzo punto, il giudiziario. Da ricordare che la legge deve essere uguale per tutti anche per le alte cariche dello Stato. Abolita la pena di morte, si abolisca anche l'ergastolo, ma si fissino pene più severe da scontare in carcere fino all'ultimo giorno. I patteggiamenti e gli sconti lasciamoli alle contrattazioni mercantili. Per velocizzare la macchina giudiziaria, semplificare le procedure e ridurre a due i gradi di giudizio. Mantenere le intercettazioni telefoniche e ambientali, con l'obbligo della non divulgazione da parte degli inquirenti.
Tutto ciò riguarda il nostro paese, in attesa di una vera unità europea, ancora di là da venire.
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