| 26 Aprile 2009

Fotogramma da "Roma città aperta" di Rosselini (1945)
Senza alcun spirito polemico o di parte, ma solo per una questione di normale buon senso, che a volte sembra sfuggire anche ai politici più quotati, faccio riferimento al dibattito sulla festa del 25 aprile per alcune osservazioni.
Il 2 giugno è stato sancito come festa nazionale poiché in quel giorno del 1946 ci fu la proclamazione della Repubblica italiana, liberata anche attraverso la guerra partigiana dal regime dittatoriale fascista: è pertanto una festa di tutti gli italiani riuniti intorno alla Costituzione di un paese che, attraverso il referendum repubblica/monarchia, decise di iniziare un nuovo percorso democratico.
Probabilmente qualche nostalgico del duce o del re non avrà riconosciuto la festa del 2 giugno come unità nazionale intorno alla nuova Costituzione, al contrario della totalità della popolazione che in essa vi ha visto "l'unità" per un cammino senza polemiche verso il futuro, anche se con differenziazioni ideologiche: una svolta basata sull'accettazione del significato di "festa nazionale", quindi celebrativa e pacificatrice per tutti coloro che si riconoscono in essa.
Il 25 aprile sin dall'inizio è stata la festa della liberazione dall'oppressione fascista; della vittoria dei partigiani, dei militari e della popolazione che si oppose all'occupazione nazifascista, anche con le armi, in nome di un ideale di libertà e democrazia, lasciando sul campo migliaia di vittime spesso innocenti. Quindi una data da ricordare e da onorare per un omaggio ai vivi e ai morti che la resero possibile con la vittoria.
La Festa della Liberazione è la ricorrenza dei vincitori che credettero in un ideale e commemora la data simbolica del 25 aprile 1945 quando furono liberate le ultime città italiane. Certo, anche ai perdenti dobbiamo dar credito che abbiano combattuto e perso, secondo l'imperante visione di quel tempo, "credendo" in buona fede a un ideale prefabbricato dal regime di allora. Ma avendo perso non possono celebrare una ricorrenza, così come risulta assurdo dire che la festa dei partigiani può estendersi anche ai nemici di allora: è la loro festa! Così come il primo maggio è la festa del mondo del lavoro e l'8 marzo la festa delle donne.
Dunque, la festa nazionale di vinti e vincitori pacificati intorno ai valori della Costituzione repubblicana è il 2 giugno, non il 25 aprile!
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