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Ognuno dovrebbe svolgere il mestiere che sa fare e non invadere il campo altrui. Invece vediamo giovanotti con la memoria di Pico della Mirandola che invece di presentarsi ai vari concorsi a premio televisivi occupano cattedre universitarie per condensare agli studenti i libri che hanno letto, mettendoci di loro qualche avverbio o aggettivo. Così come impiegati statali che sarebbero più adatti a vendere i biglietti della lotteria o dei trasporti urbani. Per non parlare di quei personaggi tolti alla coltivazione dei campi per assidersi in parlamento o agitarsi in televisione. E l'elenco dei casi sarebbe lungo...

Quando si svolgono attività che non si sono mai professate o apprese si generano sempre disservizi o incidenti (burocratici, legali, sociali); anche nei fatti di spicciola cronaca, come nel caso di Beppe Grillo. Un comico che si è eretto moralista e capopopolo (in conseguenza del plauso del suo pubblico e in una visione escatologica dell'opinione pubblica). Costui, avendo raccolto 350.000 firme per un progetto di riforma politica, è andato nel consesso dei parlamentari ad illustrarlo; ma, nella foga del discorso o nell'intenzione di creare clamore e quindi pubblicità, ha accusato gli astanti di essere corrotti e, nel caso delle donne, di provenire da professioni non onorevoli. Anche se tra quei parlamentari (per pura ipotesi) ci fosse stato un caso reale di corruzione o meretricio, Grillo ha fatto di tutta l'erba un fascio. E, giustamente, si è preso una querela che comunque non sarà proporzionata ai ricavi della pubblicità avuta.

Grillo è un bravo comico, ma rimanga tale: non faccia il politico, seguiti a fare satira. Negli anni sessanta il trio Antonella Steni, Alighiero Noschese, Elio Pandolfi portò in scena Scanzonatissima nel teatro dei Parioli a Roma, lo stesso palcoscenico che ha visto successivamente l'ascesa televisiva di Maurizio Costanzo: due antichi romani (lui e lei) discutevano sulla notorietà di alcuni personaggi femminili ancora di là da venire al tempo di Giulio Cesare. Uno proponeva all'altro un nome (es. Brigitte Bardot) e l'altro candidamente confessava (in latino) di non conoscerla. La sequenza dei nomi illustri e meno illustri delle donne di allora (Sofia Loren, la pittrice Novella Parigini, Maria Callas, e via dicendo) proseguiva in un crescendo sempre più veloce, tale che anche la risposta "mihi ignota est" acquisiva un significato più prosaico di quello originario. Altri tempi: quando la bravura di chi svolgeva solo una determinata professione, in questo caso di comico, poteva dare dolorose stillettate satiriche senza incorrere in guai giudiziari.

Oggi invece abbiamo improvvisati pasticcioni in ogni campo: nella politica, nella pubblica amministrazione, nella scuola, in televisione e in tutte quelle attività umane che si riverberano sulla società con danni incalcolabili, non solo economici e sociali ma anche nella trasmissione di valori, tradizioni e culture.

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