| 01 Settembre 2009
Il Partito Democratico si appresta a scegliere il segretario che avrà il compito di affrontare le elezioni amministrative del prossimo anno. I delegati al congresso tifano per questo o quello in base ai comparaggi politici e alle enunciazioni programmatiche dei candidati. Cioè: ti voto perché quello che hai proposto mi ha convinto, magari non del tutto... Ma un simile modo di fare politica non sarebbe un travisamento del principio democratico che è alla base della partecipazione popolare sancita dalla Rivoluzione francese? Il segretario, di un movimento politico come di una bocciofila, per il suo ruolo di esecutore/custode non dovrebbe imporre una sua linea ma dar corso alle delibere di un Consiglio (unica sede deputata a raccogliere le istanze dei soci) e trasformare tali idee in programmi.
E' nato il Partito per il Sud: gli animatori sono gli stessi politici che hanno governato le regioni meridionali, qualcuno da oltre quindici anni. Lamentano che i governi che si sono succeduti hanno tenuto in scarso conto la questione meridionale e erogato somme insufficienti allo sviluppo del Mezzogiorno. Vogliono più soldi: una nuova Cassa del Mezzogiorno gestita dalle regioni meridionali. I settentrionali obiettano che il denaro al Sud è arrivato ma è stato speso male; anzi, è andato in bustarelle e alla mafia. Sorge un dubbio: che il partito del sud sia voluto dai clan mafiosi che sinora hanno intascato le risorse destinate a finanziare lavori e progetti?
L'inquinamento della mano politica pervade ogni campo della società civile e, soprattutto, economica. La disfunzione degli enti pubblici, della giustizia e del credito ha, in buona parte, le sue motivazioni nell'interferenza politica: a cominciare da quei parlamentari avvocati, medici, manager di aziende che, una volta eletti, seguitano a svolgere la loro lucrosa attività professionale, creando con i loro interventi una serie di inceppamenti o situazioni a cascata che si ripercuotono sul sistema. Nelle Asl influiscono su nomine, promozioni, trasferimenti (unicamente in base al clientelismo elettorale) e sugli acquisti (gonfiando le spese e pilotando appalti). Nelle commissioni parlamentari ritardano, modificano o accelerano provvedimenti di legge in base all'interesse di chi rappresentano (imputato o azienda). Non è infrequente l'uso di emendamenti che sembrano ritagliati su cause in corso o specifici interessi industriali: dalla rottamazione alla tassazione agevolata, fino al rinvio di un dibattimento perché sarebbe in corso una modifica del codice che declassa il reato... Se avessimo una democrazia seria, i rappresentanti del popolo essendo ben pagati dovrebbero decadere immediatamente da ogni altro incarico professionale.
Le relazioni di potere evolvono lentamente per non contrastare gli interessi consolidati: mutano i riferimenti ma gli atteggiamenti culturali e sociali della cittadinanza non cambiano nella loro essenza. La raccomandazione o la ricerca della persona giusta per un posto di lavoro o una tac in ospedale è figlia della consolidata tradizione imposta dalla Chiesa cattolica. Non è altro che l'evoluzione del controllo sociale, imperante da secoli, attraverso il passaggio di qualsiasi atto della vita umana sotto la dipendenza del clero; l'unico in grado di sancire la salvazione e definire il male e il bene. Nascita, battesimo, comunione, matrimonio, morte, feste e vita privata sono situazioni, tuttora, soggette all'interferenza religiosa. Si è creata così la dipendenza mentale verso il rappresentante del potere religioso, elargitore di benefici materiali e ultraterreni. Con l'avvento del parlamentarismo e poi dei governi repubblicani, al potere religioso si è affiancato quello politico, tutto terreno e materialistico. La soggezione e la ricerca di un aiuto ai problemi quotidiani è così passata dall'autorità religiosa a quella politica: è mutato il soggetto ma non l'atteggiamento.
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