| 16 Settembre 2009
In fatto di vizi (sesso, droga e rock'n'roll) agli artisti, dal pennello alla moviola, è consentito tutto. L'opinione pubblica li giustifica perché il "creativo" sarebbe altro dai comuni mortali: un esaltato, un genio, un vizioso, un matto e così via. Ha una sua vita, interiore e materiale, che lo porrebbe su un percorso diverso rispetto alle "persone normali". Nell'immaginario più diffuso, l'artista nella foga del vizio si ricarica, si esalta e acquisisce ulteriori intuizioni che poi tramuta in quadri, poesie, spartiti ecc.
L'opinione pubblica è indulgente anche coi top manager: si rende conto dello stress che il ruolo comporta (sindacati, personale, concorrenza, imposte varie, rincari, fornitori, clienti ecc.), quindi comprende anche il loro impegno nelle piacevoli tresche per ricaricare le batterie. Una buona fetta di pubblico, se non la maggioranza, chiude occhi e orecchie di fronte alle notizie divulgate per mettere l'avversario in difficoltà o aumentare la vendita dei giornali. Il cittadino comune vorrebbe essere, almeno una volta nella vita, al posto dell'indiziato per provare l'ebbrezza della diversità e i piaceri dello status.
Eccetto uno sparuto gruppo di bacchettoni (che ignorano la storia della Chiesa), anche ai parlamentari si concede qualche scappatella. Uno di loro, di sbandierata fede cattolica, sorpreso in un albergo con una escort si giustificò dicendo che era stato costretto a placare in quel modo certi impulsi ormonali a causa della lontananza dalla consorte. Del resto, anche qualche moglie in vacanza si concede delle distrazioni. Personaggi in grado di organizzare sobrie triangolazioni tra parlamentari, escort e imprenditori, sono sempre esistiti; solo che una volta tali incontri "casuali" si svolgevano alle isole Tremiti, a Ischia o in altre località discrete. In fatto di sesso il popolo è più indulgente di quanto si crede: la morbosità della notizia è altra cosa.
Una minoranza è dell'avviso che giudici, magistrati e dirigenti dello Stato, costituendo l'ossatura della Nazione, debbano essere anche un esempio di valori e comportamenti: quindi restare fuori da possibili contatti con malavitosi, traffichini ed escort. Qualche parlamentare si dice d'accordo e quasi tutti si proclamano al di sopra di ogni sospetto. Però si arrabbiano di fronte a domande tendenziose, articoli alludenti, inchieste della magistratura e invocano la famosa privacy. Ma la riservatezza, quando non è calunnia vera e propria ma cronaca di fatti, non dovrebbe valere per chi occupa cariche pubbliche di rilievo: l'elettore e il cittadino che paga le tasse dovrebbe sempre conoscere cosa fanno e come si comportano coloro che emanano o applicano leggi, sentenze e atti dello Stato.
Quello che non si capisce è il grido di lesa maestà di Silvio Berlusconi di fronte alla riapertura di alcune inchieste sulle stragi di Stato; di che si preoccupa il Cavaliere se quelle inchieste non lo riguardano e, oltretutto, sarebbe anche coperto dall'immunità del lodo Alfano? Il fatto è che Berlusconi come presidente del Consiglio, capo di un partito che ha iniziato a scuotersi e grande imprenditore assume su di sé ben tre gravose incombenze: ne basterebbe solo una per far uscire di senno qualsiasi manager, nonostante le distrazioni con le escort. Oppure, ripensando agli articoli scritti nel 1998 dalla Padania, Berlusconi teme ripercussioni politiche da parte dei soliti sciacalli di sinistra,
fomentati dalla stampa a lui avversa e dai pregiudizi di taluni
magistrati, a causa delle Holding italiana Prima e Ventitreesima, del riciclaggio dei soldi della mafia, dei trenta miliardi di lire avuti a 36 anni per acquistare il terreno ove poi edificò Milano Due, dei buoni uffici di Marcello Dell'Utri con la famiglia dei Salvo e dei boss di Salemi (secondo le dichiarazioni del pentito Alberto Rapisarda)?
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