| 28 Novembre 2009
Il caso del rapimento di Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano, ogni tanto torna alla ribalta. Questa volta, dopo ventisei anni, sembra sia stata identificata la voce delle telefonate pervenute alla famiglia e alla trasmissione televisiva Chi l'ha visto? L'intrigo non è risolto, ma alcuni punti fermi ci sono:
- il Vaticano non ha mai collaborato con gli inquirenti italiani;
- le prime indagini furono depistate seguendo una fantomatica pista bulgara;
- Renatino De Pedis, boss della famigerata banda della Magliana, è sepolto nella basilica di Santa Apollinare (accanto alla scuola di musica dove studiava Emanuela Orlandi) quale premio per i favori resi a Ugo Poletti (ex vicario del papa);
- secondo alcune testimonianze rese ai magistrati, il presidente dello Ior, la banca vaticana, Paul Casimir Marcinkus (che aveva buoni rapporti con la banda della Magliana e col banchiere Roberto Calvi) incontrò la ragazza dopo il rapimento;
- un iniziale identikit dell'uomo che fu visto parlare con Emanuela, coincidente con quello del bandito De Pedis, fu scartato dal magistrato insieme alla deposizione di un pentito giudicata inattendibile;
- infine, nel rebus è stato accertato un movimento di mille miliardi di lire da riciclare...
Se aggiungiamo l'omicidio del comandante della guardia svizzera e il suicidio di un gendarme, dobbiamo convenire che la Città del Vaticano sembra più vicina alla Danimarca di William Shakespeare piuttosto che all'Italia di Alessandro Manzoni!
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