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Ultimamente in Italia si è accentuato il dibattito sui "bamboccioni", la cui presunta irresponsabilità nella gestione quotidiana del vivere sarebbe da attribuire alla permanenza nel nido familiare dopo la maggiore età. E’ innegabile il cambiamento sociale della famiglia: per lo più regno ammansito dell'affettività espressa dai genitori con le continue e perduranti premure verso i figli; adagiati, magari con un lavoro sicuro, nello stato idilliaco (piatto pronto, vestiti lavati e stirati ecc.) ancora a trenta o quarant'anni e oltre.

Le repliche mosse alla provocazione di far uscire tutti i giovani di casa all’età di 18 anni fanno leva sull'incertezza lavorativa e sulle conseguenti instabilità nei rapporti interpersonali e impossibilità di fare progetti di lunga durata come la costruzione di una casa o di una famiglia.

Concrete queste ultime argomentazioni, come pure che ogni novità, come l’uscita dal nucleo familiare d'origine, metta alla prova chi l'affronta. Va da sé però che per ogni individuo l’autonomia, globalmente intesa, è un valore imprescindibile che si conquista e si sviluppa soprattutto con un'educazione sana e mirata; infatti il requisito fondamentale per uscire fuori di casa, per più o meno bamboccioni, consiste proprio nell'autonomia e indipendenza di pensiero, da cui deriva la capacità gestionale e responsabile di ogni altra situazione, ma soprattutto la libertà di scelta. Per applicare e rafforzare questo senso del saper procedere da soli nella vita, ai giovani non resta che fare un'esperienza fuori dalle mura domestiche native, cavandosela per conto proprio su ogni versante; e non solo per un'esigenza o una soddisfazione personale, ma anche per apprezzare meglio le soddisfazioni della crescita.

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