| 08 Maggio 2010
Sin dal tempo dei filosofi dell'antica Grecia, quando una persona scivolava su una buccia di banana si diceva che i passanti prorompessero in sonore risate. Certamente, poi, ci sarà stato qualcuno che si prodigava nel rialzarlo o nel chiedergli se aveva qualcosa di rotto... E' così anche oggi: non solo per le cadute materiali in terra, ma anche per quelle di stile (o per altri motivi), in specie per i parlamentari e i personaggi di rilievo della società. Ammiccamenti, battutine, poi vere e proprie campagne di denigrazione che fanno vendere le copie dei giornali e far carriera agli estensori dell'inchiesta. Al malcapitato non resta che ricorrere a vie traverse, rivolgendosi alla proprietà del giornale per far tacere le malignità. Non raggiungendo l'effetto sperato della tacitazione, a sua volta attacca i denigratori o proclama ai quattro venti di essere preda di una congiura. Le cose si complicano quando qualche pubblico ministero, oberato da montagne di annosi procedimenti, decide (forse per distrarsi ed alleggerire il peso delle indagini in corso) di occuparsi dei sussurri, delle lettere anonime o degli articoli su questo o quel personaggio, reo principalmente di suscitare invidia tra gli amici e il popolo.
Che, poi, qualche imprenditore omaggi personaggi altolocati, nella speranza di essere ricambiato con qualche favore, è del tutto comprensibile. Chi non lo ha fatto di noi? Un brillantino o una serata favolosa con una ragazza per agevolare un incontro sentimentale; un oggettino d'argento o un controvalore in busta al dirigente che ha promesso l'interessamento per una pratica o l'assunzione del figlio; persino l'8 x mille alla Chiesa per garantirsi un posto di prima fila nell'aldilà... Oltretutto i regali gratificano chi li riceve: in una società di furbetti li fa sentire importanti.
Ricevere regali non è reato e neppure peccato. Così come è del tutto normale, per una determinata categoria di persone, non ricordare o non sapere. Vi ricordate l'ex ministro Arnaldo Forlani, quando in tv alla domande del pubblico ministero Antonio Di Pietro biascicava, con la bava alla bocca, di non sapere del denaro pervenuto alla Democrazia Cristiana? E perché mai il povero Claudio Scajola dovrebbe ricordarsi le modalità d'acquisto del suo "mezzanino" di 180 mq con vista sul Colosseo? Chi riveste incarichi importanti nella pubblica amministrazione è oberato da gravosi impegni verso la Nazione, per cui mette le questioni personali (e a volte anche famigliari) in secondo, terzo o quartultimo piano, delegando ad altri le necessità del caso. Infatti, avete mai visto un politico o un personaggio dello spettacolo in coda alle file negli aeroporti, in banca, alla posta, agli sportelli del cup delle aziende sanitarie? Quei signori hanno fattorini, segretarie, portaborse che provvedono per loro. Gli eventuali contratti di acquisto di un bene personale sono siglati in ufficio e non dal notaio o con il venditore: una volta che l'altra parte ha firmato il documento, questo arriva al nostro personaggio che, distrattamente, verga il suo importante nome su un foglio di carta (magari bollata) inserito in una montagna di documenti pubblici. Come può ricordarsi di un singolo atto tra gli innumerevoli firmati quotidianamente? Inoltre, il controllo dei documenti è demandato al capo gabinetto ministeriale, al segretario e ai consiglieri. Se emergesse qualcosa di irregolare la colpa sarebbe da attribuire a costoro: congiura o imbecillità?
Il popolo mormora; è un antico vizio che hanno tutti i popoli: sparlare di chi emerge o comanda. Bene ha fatto Silvio Berlusconi, nella sua annosa foga di riformare l'Italia e gli italiani (anche se ci ricorda un altro ventennio), a proporre un freno alle intercettazioni ambientali e alla divulgazione di notizie che violino la privacy. Alcuni dicono che è da lì che nascono le maldicenze! Essendo entrati nel secolo XXI; essendo prossimi, alcuni dicono, all'incontro con i marziani e la loro civiltà, forse sarebbe ora di mutare il contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau e abbracciare il partito dell'amore e dell'ottimismo. Però, come diceva il precettore Pangloss nel Candido di Maximilien Robespierre, "viviamo nel migliore dei mondi ove tutto va nel migliore dei modi".
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