| 30 Giugno 2010
Intervento al convegno "Giovani, media, società: come saremo domani" (Università Roma Sapienza, 15 giugno 2010) pubblicato sul Notiziario dell'Ans n.5/6-2010
La mia visione del futuro è viziata da un'adesione acritica - simile alla fede di coloro che credono nelle ideologie o nelle religioni (che sono poi la stessa forma di pensiero, una sul piano sociale e l'altra su quello trascendentale, ma entrambe percepite come meta salvifica) - all'idea che il percorso della storia sia una spirale che cresce a dismisura (in velocità e dimensione) ripetendo esperienze passate. Ovviamente l'ingegno umano, eccellente nei vari campi dell'arte e della scienza, migliora sempre più il cammino dell'homo sapiens con ritrovati tecnologici che si riversano sull'economia, la forma delle istituzioni ed il vivere quotidiano, senza però incidere efficacemente sui rapporti sociali. Un mondo in continuo movimento ove, secondo Bertrand Russell, cambiano le forme e le motivazioni ma restano immutate le pulsazioni e le finalità.
Per meglio capire il concetto di evoluzione nella continuità riprendo alcuni esempi citati nel convegno della Sidd il 14 giugno 2003 a Roccasecca dei Volsci (Latina), allora amministrata dal sociologo Alessandro La Noce: negli annunci economici pubblicati negli anni cinquanta dello scorso secolo si evidenziava una grande richiesta di "camere in affitto" da parte di giovani coppie; rara la ricerca di appartamenti in affitto ed ancor più raro l'acquisto, nonostante l’Italia fosse allora in un periodo di boom economico. Oggi le camere sono prevalentemente ricercate da immigrati e studenti, mentre le coppie aspirano alla proprietà della casa. Nella camera in affitto l'inquilino aveva delle parti in comune con il proprietario (cucina, ingresso, bagno) e, in ogni caso, si incontrava più volte al giorno con la famiglia che lo ospitava; pertanto la socializzazione era forte ed i bisogni e i valori (la cultura dell'epoca) evolvevano lentamente attraverso il continuo scambio di opinioni.
Oggi è la televisione ad indicare gli stili di vita, oltretutto in modo aggressivo, pervasivo e rapido. Il possesso della casa è abbinato alla sicurezza economica e definisce la posizione nello status sociale rapportandola al prestigio dell’immobile. Anche se la proprietà viene da amici o genitori, in quanto le donazioni gratificano chi le riceve, quale implicito riconoscimento per l'appartenenza ad un censo che conferisce sicurezza e carte sufficienti per un brillante percorso.
Inseguire i capricci della moda equivale ad "apparire": mettersi in mostra e competere con gli altri. Dalla scollatura all'orologio o alla borsa firmata, dall'imitare i vip o delirare per qualche star: sono tutte manifestazioni di appartenenza al gruppo, ove il denaro diventa un valore preminente in quanto permette di avere subito e in abbondanza tutto ciò che si vuole. Pur di avere sufficiente denaro si è disposti, sin da giovani, a compiere atti abbastanza discutibili di violenza o di scambio sessuale con oggetti che conferiscono prestigio; con un crescendo che nell'età adulta arriva alla tolleranza (verso noi stessi e gli altri) per l'abusivismo edilizio, l’evasione fiscale e via dicendo. Con un percorso della società nel suo insieme che, gradualmente, passa dall'illegalità alla criminalità. In sostanza dalla semplicità della vita e dei rapporti sociali siamo passati, con il benessere e la globalizzazione, a rapporti sociali "mediati" dal possesso, dall'apparenza e dal denaro (quali sostituti degli antichi valori Dio, Patria, Famiglia) quotidianamente esibiti ed inculcati specialmente dalla televisione. Un susseguirsi di impulsi che, come cerchi concentrici, partendo dal centro si espandono verso la periferia conquistando nuovi spazi e mode, agevolati dal fatto che l'uomo ha una naturale curiosità e tendenza a prevalere sull'altro.
Nel XVI secolo esistevano sette grandi civiltà (occidentale, musulmana, indiana, cinese, inca, azteca e russo-bizantina); oggi la lotta è ristretta alle prime quattro e tutto fa supporre, nonostante correnti di pensiero che lo negano, che nel futuro ci saranno due sole civiltà: l'occidentale e l'orientale. L’incontro tra il pensiero logico dell'Ovest e quello dell'estremo Est, basato sull'intuizione, potrebbe generare una nuova civiltà in un futuro non troppo lontano (la next age): una svolta, rispetto al passato!
Già nella metà dello scorso secolo Toddi (Pietro Silvio Rivetta), scrittore e docente di scienze orientali, asseriva che il mondo appariva diverso rispetto a prima e che: "Neppure pensavamo come oggi pensiamo. Non ce ne rendiamo conto ma siamo passati in un'altra fase mentale […] o, più esattamente, stiamo passando ad una nuova fase mentale. Non sappiamo ancora come penseremo fra un decennio, certo diversamente da ora […] L'interpretazione della realtà si va modificando poiché la realtà stessa è diversa." Oggi ci avviciniamo ad una realtà che, se non adeguatamente spiegata dai media, potrebbe non essere capita dalla società, generando ulteriori e sanguinosi conflitti di sapere e potere. Fondamentale quindi l'apporto dei giovani in quanto in grado di percepire immediatamente - rispetto alla lentezza delle generazioni ancorate alla cultura del passato - i mutamenti in corso e le percezioni futuribili. Nel passaggio dalla società agricola a quella industriale l'umanità ha avuto tutto il tempo necessario per adeguarsi, ma con l'avvento dell'era della tv e di internet i tempi sono molto ristretti; sinora anche le mutazioni biologiche sono avvenute per via naturale col procedere dei millenni, mentre oggi abbiamo la possibilità di effettuare mutazioni genetiche controllate dall'uomo tramite le biotecnologie. L’era genomica, con le sue dirompenti conseguenze, è alle porte, sottolineai nel 1999 a Cassino alla LXV Riunione della Sips (Società italiana per il progresso delle scienze).
I giovani, i media e la società non sono altro che tasselli di un puzzle da risistemare tra loro e con l'ambiente circostante, per ricalcare, con nuove culture, percorsi scompaginati dal vento della storia. Il cammino che le nuove generazioni hanno davanti è più lungo di quello percorso dalle precedenti e i problemi da risolvere assai più numerosi di quelli risolti.
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